Santuario Madonna del Bosco
Chiese e Musei
All'innici ri innaru a vintun'ura si vitti e nunzi vitti Terranova; si unn'era pi Maria, nostra Signura, sutta li petri furra Terranova 
Santuario Maria SS. del Bosco
La costruzione della chiesa di Maria SS.ma del Bosco è strettamente legata al ritrovamento del quadro della Madonna nella parte meridionale boschiva della contrada Castellana, appartenente al feudo Niscemi, nell'estremità nord-ovest del centro abitato e dell’altipiano che da quel punto inizia la scarpata verso la sottostante pianura solcata dal fiume Maroglio. Il notaio Andrea Sebastiano Pardo così riporta la tradizione popolare: “gli anni trasandati stando un contadino in campagna a custodire gli armenti, un giorno si allontanò alquanto dalla intrapresa custodia, ritornato in quelli, si accorse che gli mancava un bue chiamato Portagioia, circuendo per rinvenirlo la maggior parte del bosco, dopo lunga fatica e diligenza, l’invenne in certa macchia ben folta di mal tessuto roveto, ove vedendolo innanzi una fonte d’acqua viva con di dentro la vera Immagine della gran Madre di Dio.., pinta senza dubbio da mano angelica sopra due palmi di tela serica, corse a palesarne l’invenzione e molta gente a celeri passi in unione dell’inventore concorse a venerarla».
Il quadro venne provvisoriamente portato nella chiesetta della masseria del feudo Niscemi dove venne conservato fino a quando il pastore Andrea Armao non raccolse, mediante elemosine, la somma sufficiente per la costruzione di una chiesetta sopra il fonte nello stesso luogo del ritrovamento per custodire la sacra Immagine della Madonna.Una descrizione della primitiva chiesetta la troviamo nella relazione della prima visita pastorale fatta alla parrocchia di Niscemi dal vescovo di Siracusa mons. Giovanni Antonio Capobianco il 26 gennaio 1654. La relazione testualmente: «(Il vescovo) visita inoltre la chiesetta di S. Maria del Bosco seu del aqua santa nella quale vi è un solo altare dove si celebra ogni giorno una messa e si venera una teca per una certa immagine della Beata Maria in pittura, fatta di tela serica, molto antica, grande circa due palmi e mezzo in altezza e un palmo e mezzo in lunghezza, in mezzo a due lampade, posta in una cappelletta “cappellula”, sotto la quale scaturisce e scorre una fonte di acque alla quale molti delle vicine città e terre accorrono per la propria salute, volgarmente detta l’acqua santa». Bisogna dire che tutti i vescovi, nelle visite pastorali che facevano al nostro comune, non mancavano mai di visitare la chiesetta detta di «Santa Maria al acqua Santa» o «Madonna del Bosco extra muros o «ecclesiam B.V. a nemore vulgo del Bosco» La chiesuncola, secondo la relazione sui sacri edifici di Niscemi inviata nel 1746 dal vicario foraneo don Antonino Mauceri al vescovo di Siracusa mons. Matteo Trigona, misurava palmi 22, metri 5,57, in lunghezza e palmi 16, metri 4 di larghezza. Il notaio Mariano Ragusa, nell'atto di fondazione di una messa quotidiana stipulato nel 1814, così descrive la chiesetta: «fabbricarono in quel santo luogo una chiesuncola con tetto di canne, appoggiate le trabbe del tetto su un trabbe più grosso così chiamato burdone, terminata tale chiesa situarono la santa Immagine, ed in memoria a piè dell’altare della fortunata fonte vi fabbricarono una cupoletta per conservarvi l’Acqua Santa per servirsene nell'avvenire nelle loro necessità» Riferisce che l’acqua produceva «dei portenti strepitosi nel dare la parola ai muti, risanare ai stroppi, dare la Sanità a tanti ammalati, per cui portavano offerte da lontani paesi, e di queste offerte, specialmente grucce di storpi risanati erano piene le pareti e il tetto della chiesetta» La chiesetta venne gravemente danneggiata dal rovinoso terremoto dell’11 gennaio 1693. Il notaio Mariano Ragusa così descrive quell'avvenimento: «Ricorrendo alla di lei protezione adonata tutta la popolazione nella chiesuncola, replica il terremoto gagliardamente, s’innalza il velo che copriva l’immagine SS.ma al trabbe così chiamato bordone, ispira nell'animo di quelli di sortire fuori, e quando furono tutti fuori pericolo, cadde il trabbe e il tetto»...continua
A. Marsiano Geografia antropica pagg. da 101 a 105
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