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Mulo totò pagina 3
Notizie e racconti

Il mulo Totò e il suo padrone Tanuzzu

Il mulo Totò di Niscemi e il suo padrone Tanu (o Tanuzzu) protagonisti del poemetto di Tanino Preti, rappresentano un reperto di archeologia culturale giunto sino a noi dalla notte dei tempi. Tanuzzu, seguendo il modello paterno e quello trasmesso dalla tradizione, accoglie tuttora il mulo all'interno della sua casetta; d'altro canto la stalla è stata lì da sempre, a memoria d'uomo, così gliel'aveva lasciata il padre in eredità. Ma l'animale Totò, una volta fedele compagno di lavoro del vecchio ottantenne, ora è solo animale di compagnia, fratello di sofferenze del suo vecchio padrone. Ed è a lui, al suo amico animale, che Tanuzzu chiede conforto alla sua solitudine, ed è con lui che parla il linguaggio universale dell'amore. Idillio, che può essere ritenuto assurdo agli occhi di chi non ama gli animali, ma è evento che si registra ovunque una persona tiene in casa un animale verso cui rivolge le sue cure.

La civiltà e il tempo

Ma, il tempo passa, tutto cambia (Travia pél) e la civiltà avanza. Così, quell'anonimo abituro (quello dove vive Tanuzzu col suo mulo) che ancora qualche decennio fa era situato appena fuori dell'abitato di Niscemi, viene raggiunto, prima, conglobato subito dopo dalla massa di conglomerato cementizio, figlio della ricchezza, del progresso e di una nuova logica del vivere. Quello che per millenni era stato un fatto naturale, la convivenza dell'uomo con l'animale, sotto lo stesso tetto, immediatamente diventa un avvenimento non più logico, non più accettabile. I nuovi vicini di casa di Tanuzzu, in buona sostanza le persone civili, non possono sopportare gli odori che esalano da quel tugurio immondo, dove le bestie convivono con gli animali, e denunziano il responsabile alle Autorità Sanitarie, che, accertati i fatti, multano il colpevole. Motivazione? Il mulo puzza e la puzza al naso disturba i vicini di casa. II Sindaco di Niscemi, fatto partecipe della delicata questione, decreta che il Mulu Totò potrà svernare (’ntà mmirnata) nella sua stalla, accanto al suo padrone, ma transumerà in campagna, e alloggerà fuori dell'abitato, nei sei mesi estiui (’ntà stagioni), non appena i terreni schiumano le prime erbe e arrivano i primi calori. Ed è sentenza salomonica, che discende da un diritto che Tanuzzu ha acquisito per usu capione, tenuto conto che non è stato lui ad andare verso il paese civile, ma il progresso a farsi suo vicino di casa. Scontro di civiltà, dunque, fra passato e presente, fra persone per bene che pensano molto bene al loro bene, e un uomo povero, indifeso, e inascoltato nelle sue umane ragioni. Tanuzzu da Niscemi, defensor bestiae, convinto della sua innocenza, disorientato, non riesce a capire perché l'umanità niscemese si ostina a rendere il suo mulo orfano del suo padre e amico, colpendo entrambi di un dolore che non è proporzionato al danno che essi possono arrecare ai loro vicini di casa; né riesce a capire perché le amministrazioni cercano di fare un problema di un falso problema, distogliendo l'attenzione dai veri problemi.continua a leggere


 

 


 

 
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