Gori Mario
Personaggi

Cartolina
Salutatemi il sole che fa gaia
la primavera e le fanciulle in fiore
vestite di maglioni e di sorrisi.
Salutatemi il mondo. Io quì rinchiuso
in questa disperata solitudine
vivo soltanto di ricordi e vita
non è quest'ansia che mi colma e inqueta
le notti aperte ad ogni desiderio.
Guardo solo le nuvole che vanno
a raccogliere l'ombra della sera.
MARIO GORI
"Mario Gori seppe soffrire in silenzio ed in silenzio si allontanò da noi come se avesse potuto ritornare da quel lungo viaggio che stava per intraprendere. Non un gemito, non un'imprecazione sortì dalle sue labbra sempre sorridenti pur nel grande abbandono. Ed in ciò sta la grandezza morale del poeta. Il suo viso emaciato se denotava un'infinita tristezza, lasciava apparire i segni evidenti di una serenità che era la vera, reale forza di Mario Gori al cospetto del grande evento che stava per maturarsi e che lo sovrastava ma non l'abbatteva. Aveva conosciuto il dolore degli altri e vi si era immedesimato. L'aveva cantato con cuore commosso ma con quel senso di ineluttabilità che possiede soltanto chi conosce a fondo la vita del mondo. E quando quel dolore l'ebbe dentro di sé, intimo, sentito, tutto per il male che aveva minato la sua forte fibra, forse comprese allora tutta la bellezza e tutto il fascino del suo pensiero. Fu in quel momento che Mario Gori conobbe la validità della sua arte poetica intesa ad esternare una forza, appunto quella del dolore, che fa parte della vita dell'uomo e, se qualche volta essa sembra lontana per quel gioco del destino che sottrae, ma per breve tempo, all'essere umano la nube oscura dell'infinita tristezza, essa ritorna più imperiosa che mai quasi a scuoterci da un sogno che è durato l'espace d'un matin." (1).
Mario Gori è lo pseudonimo di Mario Di Pasquale, nato a Niscemi (CL) il 16/09/1926 da Maria Arca e Salvatore Di Pasquale (falegname). Mario Gori inizia giovanissimo la sua attività di poeta, scrittore e giornalista. Segue i suoi studi classici presso il liceo-ginnasio Secusio di Caltagirone, si iscrive dapprima alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania per poi passare alla stessa facoltà di Pisa. Tuttavia non arriva alla laurea e si dedica sempre più alle discipline letterarie che egli sente più congrue e fortemente aderenti al suo spirito. Nell'immediato dopoguerra, Gori promuove a Catania un movimento letterario tipicamente siciliano detto “trinacrismo” che mira al rinnovamento della poesia dialettale, in realtà anticiperà le tematiche e l'estetica di quello che sarà, di lì a poco, il Neorealismo Italiano. La sua attività letteraria continua poi a Pisa, dove nel 1954 crea, con altri amici, il centro di cultura ed arte “La Soffitta”, centro del quale Mario Gori è stato il primo Presidente, continua tutt'oggi la sua attività. Il 1954 segna l'inizio dei suoi successi letterari: vince il Premio Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, cui seguiranno altri riconoscimenti e premi. Tiene molti recitals di poesia, conferenze ed incontri culturali non solo in Sicilia, ma anche in molte altre parti d'Italia, saranno occasioni che gli permetteranno di incontrare personaggi tra i più illustri del campo letterario italiano. Diventa amico del commediografo Rosso di San Secondo, del critico Giuseppe Ravegnani, dei poeti Leonida Repaci, Quasimodo, Ungaretti, Villaroel e molti altri i quali lo sostengono e lo stimolano a proseguire per la strada prescelta. Collabora attivamente (con saggi, articoli, novelle, racconti e poesie) a settimanali, riviste letterarie e quotidiani. Fonda e dirige “La Soffitta”, “Il Banditore Sud”, “Sciara”. Mario Gori Muore a Catania il 5 dicembre 1970. Seppe soffrire in silenzio ed in silenzio si allontanò da noi come se avesse potuto ritornare da quel lungo viaggio che stava per intraprendere. ... continua
(1) Giuseppe Blanco, da "Mario Gori e la sua musa".
Il ricordo della figlia Maria Elisabetta
A mio padre.
So che tu mi sei accanto mentre leggo le tue poesie, ti ho conosciuto attraverso di esse perché allora, quando sei andato via, ero troppo piccola per rendermi conto di quanto grande fosse il tuo cuore. Nella mia semplicità forse, per tanto tempo, non ho capito l’importanza dei tuoi scritti, ma adesso, rileggendoli, sono divenuti patrimonio della mia vita. Penso continuamente a te, al tuo breve cammino, anche se completo e ricco di cose belle, a te che ho ritrovato con amore, a te che mi hai rivelato il segreto dell’esistenza in tutta la sua totalità.

Maria Elisabetta
La vedova, signora Nives, e la figlia, Maria Elisabetta, prima della loro dipartita, hanno fatto in tempo a riordinare le carte del loro congiunto: da "Circolo dei civili" a "Paese del Sud". Mentre la raccolta di poesie dialettali, "Ogni jornu ca veni", che Gori non era riuscito a pubblicare, sono state pubblicate nel 2004, in un unico volume, con le poesie dialettali, "Ogni jurnu ca passa" del 1955.

