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Cresimone Biografia
Personaggi
Scrive, Maria Chiabò “Già uno studioso di Niscemi, Vincenzo Crescimone, ai primi del secolo scorso,aveva scritto un saggio dal titolo rivoluzionario:La significazione tragica del Don Chisciotte. Sarebbe in seguito arrivato Miguel de Unamuno….” Ebbe una grande ampiezza di interessi culturali e ciò appare chiaro ed evidente dal contenuto molto vario delle sue opere che riguardano la filosofia, la letteratura, la saggistica, i componimenti poetici e i drammi. Le sue opere risultano scritte dalla penna di un pensatore geniale, ma strano e trascurato, edite per lo più postume dal fratello Rosario e presentano un carattere di grande frammentarietà, specialmente negli scritti filosofici. L'amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Giuseppe Antonio Masaracchio, nella seduta consiliare del 30 ottobre 1906, n. 66 commemoro la morte del Crescimone e nella successiva riunione del 6 novembre 1907, col verbale n. 60, stanziò la somma di £. 2.000, pagabile in quattro esercizi finanziari per la pubblicazione delle sue opere, «perché, disse il consigliere can. Gaetano Salerno, e principio di giustizia sodale che i grandi debbano essere convenientemente onorati e poiché il nostro concittadino indubbiamente e un grande cosi è nostro dovere onorarlo». Aveva, scrive il fratello Rosario, una innata pigrizia che gli impediva di fissare nel documento tutto ciò che si andava maturando nella sua mente ...  Cosi egli, che pure fu uno studioso instancabile, e nel cui cervello era sempre pronto un immenso materiale organicamente disposto, non ci lascio quasi nulla di completo. «Crescimone vive in se stesso la profonda crisi culturale dell'ultime Ottocento, scrive don Giuseppe Giugno, ancora tutto caratterizzato da quel tardo romanticismo che è insieme una cultura e un atteggiamento. Ma, in opposizione al romanticismo, si faceva avanti il positivismo orgoglioso delle sue teorie scientifiche e dei suoi metodi rivoluzionari. Crescimone, pur apprezzando la scienza, si pone in posizione fortemente critica nei confronti del positivismo, difende la perenne validità della metafisica e pone al centro della sua speculazione il problema etico, cercando di costituire un sistema inattaccabile da parte degli stessi positivisti. Nel tentativo originale di fare opera di mediazione tra romanticismo e positivismo, a partire dall'etica, il Crescimone si rifà a due grandi autori: Schopenhauer, da cui attinge la cultura filosofica romantica e Spencer, da cui trae le istanze positivistiche, ma tradotte con canoni romantici. Il meraviglioso sviluppo che ebbe la linguistica alla fine dell'Ottocento, trovo nell'attento e sensibile Crescimone un'eco notevolissima. Dopo aver tratto dalla sua cultura romantica alcune premesse sulla realtà delle creazioni poetiche e letterarie, imposta la problematica linguistica con metodo analitico, secondo le nuove istanze positiviste. L'aspetto più ampio e in un certo senso più completo dell'attività del Crescimone è costituito dalla critica letteraria, sia per la vastità dei temi trattati, sia per l'attenzione che suscitano. I limiti e i pregi di questa vasta produzione, coincidono praticamente con i limiti e i pregi della critica letteraria romantica. E vero che anche in questa settore Crescimone sente l'influsso delle nuove correnti di critica storica, all'insegna delle nuove proposte positiviste, ma si può dire con certezza che nella critica letteraria egli e pili chiaramente e decisamente romantico. Comincio a scrivere versi fin dall'età di otto anni. Romantico per temperamento e formazione culturale, ci ha lasciato non molti ma significativi componimenti poetici, scritti o dietro l'impulso di intensi sentimenti, o in occasioni di ricorrenze e su sollecitazione di familiari o di amici. La sua poesia riflette quindi il suo mondo interiore ed ha una prevalente valenza autobiografica. Aveva, scrive il fratello Rosario, una innata pigrizia che gli impediva di fissare nel documento tutto ciò che si andava maturando nella sua mente ...  Cosi egli, che pure fu uno studioso instancabile, e nel cui cervello era sempre pronto un immenso materiale organicamente disposto, non ci lascio quasi nulla di completo. «Crescimone vive in se stesso la profonda crisi culturale dell'ultime Ottocento, scrive don Giuseppe Giugno, ancora tutto caratterizzato da quel tardo romanticismo che e insieme una cultura e un atteggiamento. continua

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