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Chiesa san Francesco 1
Chiese e Musei










San Pasquale bajlon









Chiesa e Convento di San Francesco

La chiesa di San Francesco faceva parte di un vasto complesso edilizio costituito da un ampio convento a due piani con relativo chiostro realizzato nel Piano della Torre, vicinissimo alla chiesetta di Maria SS.ma del Bosco, nella parte nord-ovest del centro abitato, che apparteneva all'ordine religioso dei frati minori francescani riformati. Esso venne costruito nella prima metà del secolo XVIII per interessamento del celebre predicatore padre Antonino da Barrafranca, ex provinciale dei frati francescani riformati del Val di Noto, il quale venendo a Niscemi nel 1731 per predicare la quaresima riuscì a suscitare un grande fervore religioso in tutte le classi sociali del paese. In considerazione: che la popolazione si stava preparando a costruire una nuova chiesa per conservare la Sacra Immagine di Maria SS.ma del Bosco; chea tal fine era stata raccolta una buona quantità di materiale edile; che nel Piano della Torre esistevano già una chiesetta e un dormitorio costruiti fin dal 1639 da don Francesco Aprile, ex religioso dei padri conventuali di San Francesco, e da Carlo Aprile, procuratore generale della provincia, ma abbandonati e trascurati ormai da oltre ottantaquattro anni circa, il francescano pensò di cogliere il momento favorevole e di sfruttare l’entusiasmo popolare per invogliare la cittadinanza a fondare un convento nella cui chiesa si sarebbe potuto custodire la sacra immagine. Il governatore don Domenico lacona, il sindaco, i giurati, i sacerdoti e tutta la popolazione si dichiararono pronti e disposti ad aiutarlo per la realizzazione del suo progetto. Recatosi a Palermo nel 1732 chiese ed ottenne: il parere favorevole del principe don Ercole Michele Branciforte per la costruzione del convento e della chiesa; la concessione di trasportare l’immagine sacra di Maria SS.ma del Bosco dalla piccola e ormai cadente chiesa a quella nuova da costruire; di assegnare ai frati francescani tutti i beni della chiesetta; di devolvere a loro tutto ciò che si dava per elemosina alla piccola chiesa; la concessione della fabbrica già esistente unitamente ad una salma di terra contigua per fare chiostri e selva; tutto il materiale occorrente per la fabbrica dal costruirsi e i contributi che avrebbero erogati l’università e il popolo. Padre Antonino ritornò diverse volte a Niscemi per tenere vivo l’entusiasmo popolare, per concretare la concessione di sussidi, per ottenere la custodia della Sacra Immagine di Maria SS.ma del Bosco e il trasferimento di tutti i beni che appartenevano alla chiesetta della Madonna del Bosco all’erigenda nuova chiesa. L’11 novembre 1732, dopo aver chiarito ogni cosa, venne redatto l’atto di fondazione del convento in cui furono stabiliti i mezzi, gli scopi e le modalità dell’opera che si voleva realizzare, sottoscritto da padre Antonino, dal governatore, dal sindaco, dai giurati e dai procuratori della Beata Maria Vergine SS.ma del Bosco. Ma il vescovo di Siracusa si dimostrava restio a concedere l’autorizzazione a fare custodire la sacra immagine ai frati francescani, forse non a torto, considerando il comportamento egoistico ed arrogante che tennero in seguito, per cui il governatore, i giurati e il sindaco, dopo lunga attesa, il 9 gennaio 1739 si rivolsero al viceré principe Corsini e alla sacra Congregazione per sollecitare la concessione che venne firmata soltanto il 17 marzo 1740. Il progetto venne redatto da un abile e competente frate francescano e i lavori iniziati immediatamente vennero completati nel 1737. Il convento venne donominato: Conventus sanctae Mariae virginis nemoris niximarum. È di forma leggermente rettangolare, misura m. 44 X 40, contiene all’interno un bello ed artistico chiostro quadrato di m. 24 per lato, con portici sorretti da colonne ioniche ed archi a tutto sesto e al centro un’elegante cisterna poligonale con pavimento in acciottolato sezionato da linee a raggiera. Il piano terra conteneva i locali adibiti a cantina, dispensa, legnaia, cucina e un ampio refettorio con la volta e le pareti ricche di buoni affreschi raffiguranti San Francesco, Santa Chiara, San Giovanni da Capistrano e il beato Matteo Gallo da Agrigento. Il piano elevato conteneva diciotto celle con la veduta esterna e dodici con finestre che guardavano nel chiostro. Accanto al convento, dalla parte di ponente, venne eretta la chiesa completata nel 1739, ad unica navata con pianta rettangolare allungata di m. 12 x 40, con sottostante cripta per la sepoltura dei cadaveri e tra la chiesa e il convento si costruì la torre campanaria in semplice stile barocco. Al limite del sagrato, dirimpetto la chiesa, per delimitare la giurisdizione religiosa dei frati francescani, venne innalzata una grande croce in resistente pietra conchifera delle cavi locali, posta sopra un ampio ed alto basamento, rastremato mediante ampie volute barocche. La chiesa riceve una buona illuminazione dalle finestre di levante e di ponente. Dietro la porta d’ingresso, sul soppalco, fu collocato il coro ligneo dotato di organo e leggio illuminato dalla finestra della facciata. La chiesa ha cinque altari. L’altare maggiore, in marmo policromo semplice e lineare ben lavorato, è dedicato alla Vergine Maria SS.ma del Bosco e sostituì un precedente altare in legno scolpito. I due altari di destra furono dedicati a Sant'Anna, con dipinto della santa che insegna la lettura a Maria Bambina, e a San Pasquale Bajlon. I due altari di sinistra furono dedicati al Santissimo Crocifisso e a San Francesco d’Assisi. Pregevole risulta la statua dell’immacolata scolpita a Napoli dallo scultore Arcangelo Testa nel 1855 e bellissima quella di San Francesco in legno scolpito a mano. La facciata ad impianto semplice è limitata dalle paraste laterali sorreggenti il timpano con al centro un ampio portale in pietra locale ben lavorata in stile barocco e al di sopra un’ampia finestra rettangolare. Nel 1740, portato a termine il complesso edilizio, vi si installarono dodici frati francescani riformati dell’ordine di San Francesco. In seguito all'entrata in vigore delle leggi eversive dei beni ecclesiastici e degli ordini religiosi, la chiesa, il convento e tutti i beni dei frati passarono al comune. La chiesa venne trascurata, abbandonata e a poco a poco è andata in rovina, mentre il convento venne adibito parte a carcere e parte ad ospedale. Sgombrato il carcere, tutto l’edificio è oggi adibito ad ospedale i cui restauri ed ampliamenti hanno finito per stravolgere la primitiva architettura, per sovraccaricare pericolosamente la struttura muraria con eccessiva sopraelevazione, manomettere e rovinare gli elementi ornamentali che facevano parte della costruzione e in particolare gli affreschi settecenteschi.... continua
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