Chiesa Maria SS. delle Grazie2
Chiese e Musei
Il periodo florido della chiesa cominciò a venir meno in seguito alle varie disavventure nelle quali venne coinvolta sia da parte del comune per l'abbattimento del campanile e del presbiterio che ingombrava la via Tondo, sia da parte dell'intendenza di finanza di Caltanissetta per l'applicazione delle leggi eversive dei beni ecclesiastici, sia perché coinvolta nelle lunghe e fastidiose liti portate avanti dagli eredi della famiglia lacona alcuni dei quali volevano spartirsi la chiesa e le sue proprietà. In seguito alla promulgazione delle leggi eversive dei beni ecclesiastici del 1866 e del 1870, il ricevitore del registro di Niscemi nel 1872 prese possesso dei beni della chiesa. I fratelli Salvatore e Lucio lacona in data 5 marzo 1873 presentarono ricorso contro la decisione del ricevitore e il tribunale di Caltanissetta, con sentenza del 7 agosto - 12 settembre 1873, confermata dalla Corte di appello di Palermo con sentenza del 12 dicembre 1876 - 21 febbraio 1877, ne ordinò la restituzione alla famiglia lacona. Dopo la morte del barone don Carmelo lacona Capriota i figli nel 1874 intrapresero una lunga controversia giudiziaria per la divisione della chiesa e del suo patrimonio, terminata con la sentenza della Corte di appello di Palermo del 27 dicembre 1908 che decise che i beni della chiesa non dovevano essere distratti dallo scopo cui erano stati destinati dalla volontà del fondatore. La controversia venne nuovamente ripresa in seguito all'atto di citazione del 5 gennaio 1932 dei signori Ercole, Rodolfo e Vincenza Trigona e Lucio lacona che convennero dinnanzi il tribunale di Caltagirone gli altri discendenti ed eredi del barone Carmelo lacona chiedendo la divisione della chiesa e del suo patrimonio per essere distribuito a tutti gli eredi. La nuova causa, lunga e dispendiosa, percorse tutti i gradi della giurisdizione e terminò con la sentenza definitiva della Corte di appello di Palermo del 19 giugno 1939 che dichiarò per la seconda volta che i beni della chiesa non potevano essere distratti dallo scopo cui erano stati destinati dalla volontà del fondatore e confermò Gaetano Samperi amministratore giudiziario col mandato di provvedere alla riscossione delle rendite della chiesa per erogarle in conformità della tavola di fondazione.
La chiesa era rimasta durante tutto questo periodo trascurata, abbandonata, mutilata e cominciò lentamente a deteriorarsi nella struttura, nella copertura, negli affreschi e negli ornamenti, per cui aveva bisogno urgente di una consistente opera di restauro. Il generale Gaetano Samperi, nominato nel 1929 amministratore giudiziario dei beni della chiesa dalla Corte d'Appello di Palermo e successivamente riconfermato, con amore, passione, dedizione e competenza, fece innalzare i muri esterni, ormai lesionati, fece riparare la volta e i tetti ormai cadenti, si interessò a fare riattare le pareti interne, gli stucchi e le cornici, fece mettere a posto l'organo e la cantoria e fece restaurare dal pittore Giuseppe Barone di Caltagirone, con competenza e bravura, le pitture settecentesche ormai deteriorate. Ultimati tutti i lavori, la chiesa il 6 dicembre 1947 venne consacrata dal vescovo di Piazza Armerina mons. Antonino Catarella in corso di sacra visita e riaperta al culto. A ricordo dei lavori eseguiti furono murate a destra e a sinistra dell'entrata principale due lapidi. Nella prima è scritto: D.O.M. - D. Antoninus Catarella - Episcopus platiensis - solemni consacrationis ritu - die VI decembris anno MCMXLVII - huius dedicavit altaila aedis - quam aevo corruptam et paene labescentem - Caietanus Samperì med. art. doctor - familiae lacona iure patronatus fruentis - procurator ac dein adm. iudic. difficultatibus magnisque litibus devictìs - ingenio industria et largiter suo praestito aere - refecit magnifice picturis exornavit - lacunar restauravi! et aras - marmoreo stratu novo fronte dilavi - pristinum decus restituit. «A Dio Ottimo Massimo - Monsignore Antonio Catarella, vescovo di Piazza Armerina, con solenne rito di consacrazione, il giorno 6 dicembre dell'anno 1947, dedicò gli altari di questa Chiesa, che per vetustà corrotta e quasi cadente, il dottor Gaetano Samperi, procuratore della famiglia lacona, godente il diritto di patronato, e poscia amministratore giudiziario, vinte difficoltà grandi liti, con ingegno, attività, donando largamente del suo denaro, la rifece arricchendola di magnifiche pitture, di un pavimento di marmo e di una nuova facciata»....continua


