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Chiesa Maria SS. delle Grazie1
Chiese e Musei
























Riservava per sé e suoi eredi in infinitum et in perpetuum lo jus patronatus laicorum con tutti i privilegi e le prerogative contemplate dai canoni, il diritto sulle campane e le sepolture, delle quali avrebbe disposto a suo piacere cedendo però a beneficio della chiesa i proventi ricavati. Il vescovo, con rescritto del 17 giugno 1734, diede il suo assenso accettando canonicamente gli obblighi del sac. Antonino La lacona e concesse alla sua famiglia il diritto di patronato laicale. La chiesa, secondo la relazione sui sacri edifici di Niscemi inviata nel 1746 dal vicario foraneo don Antonino Mauceri al vescovo di Siracusa mons. Matteo Trigona, misurava palmi 52, metri 13,16 in lunghezza, palmi 30, metri 7,59 in larghezza e il cappellone palmi 18, metri 4,55. Il sacerdote don Ignazio La lacona, per arricchire la chiesa, ne aumentò la dote e, con atto del 17 febbraio 1751 in notaio Domenico Velardita di Caltagirone, vi fondò una messa quotidiana e le assegnò onze 12 annuali del reddito del suo fondo denominato Fico. Successivamente il barone don Salvatore lacona Fischetti separò i beni di famiglia da quelli della chiesa e assegnò ad essa, con testamento mistico del 24 febbraio 1840, l'intero fondo Fico. I vescovi, in tutte le visite pastorali che effettuarono alla parrocchia di Niscemi, fecero sempre visita, a partire dal 1750, all’ecclesiam B. V. Gratiarum. La chiesa, orgoglio della famiglia La lacona, aveva una buona dote che andò migliorandosi nel corso del tempo. Era tenuta bene, era ricca di arredi sacri e vi si esercitavano regolarmente le funzioni religiose. Aveva un coro semicircolare con piccoli stalli per la famiglia lacona e da tramontana si estendeva per circa tre metri nella via Tondo. Le pareti laterali del coro, prima che fossero diroccate, contenevano due grandi affreschi, a destra quello di Giuditta che tiene in alto per i capelli il capo reciso di Oloferne e a sinistra quello di Giaele che col martello conficca un chiodo nella tempia di Sisura. Sul piano destro del coro era addossato il campanile e una scaletta esterna per la quale si accedeva alla sagrestia. Il campanile era a torretta quadrangolare più alto di quattro metri dal tetto della chiesa e finiva con una cupola sulla quale era piantata una banderuola di ferro. II campanile e il coro furono demoliti nel 1889 per sgombrare la via Tondo, dopo una lunga e appassionata controversia tra il comune e la famiglia lacona che ebbe inizio nel 1880 quando il comune ne deliberò l'abbattimento. A ricordo di quella lunga lite venne murata dietro la chiesa una lapide con la seguente iscrizione:
Dopo due secoli di lotta - l'estetica e la ragione - vinto il pregiudizio - liberarono da ogni ingombro - questa via di passeggio - nel 1889. II campanile venne ricostruito sul lato sinistro della facciata alquanto sporgente dalla linea della fabbrica per cui dovette essere demolito di nuovo dal comune per sgombrare e sistemare la piazzetta antistante la chiesa....continua

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