Chiesa Maria SS. delle Grazie
Chiese e Musei

Una chiesetta dedicata a Maria Santissima delle Grazie esisteva prima della fondazione del casale e faceva parte del caseggiato della masseria dell'ex feudo Niscemi, nello stesso luogo in cui si trova l'attuale chiesa con antistante un ampio spiazzale. Essa accolse e conservò la sacra immagine di Maria Santissima del Bosco, ritrovata dal pastore Andrea Armao nel vicino bosco della contrada Castellana, dal 1599 fino alla costruzione della primitiva chiesetta della Madonna del Bosco. La chiesetta, nei primi anni della fondazione del casale, svolse le mansioni di chiesa parrocchiale e Io spazio antistante quello di piazza del centro abitato. Ma con l'incremento della popolazione non fu più sufficiente a contenere tutti i fedeli, per cui intorno al 1640 la piazza venne spostata un po' più a nord-est e lì si costruì la nuova chiesa parrocchiale molto più grande e più comoda. La chiesetta rimase per poco tempo ancora aperta al culto e molti vi andavano a pregare. Ma in seguito venne chiusa e trascurata, per cui già intorno al 1720 presentava evidenti segni di vecchiaia e la struttura era diventata ormai cadente. La nobile e ricca famiglia La lacona, in occasione dell'ordinazione sacerdotale di don Antonino, pensò di ricostruirla con l'aiuto finanziario di tutti i figli e di dotarla della rendita necessaria per il mantenimento del culto. Chiese ed ottenne dal principe don Ercole Michele Branciforte, in data 29 novembre 1733, la concessione della chiesetta, l'autorizzazione a ricostruirla, il diritto di patronato laicale e la dotazione di due piccoli stacchi di terra nell'ex feudo Niscemi. II sacerdote don Antonino La lacona, con l'aiuto finanziario dei fratelli, del popolo e con la piccola donazione del principe, iniziò lo stesso anno 1733 i lavori di ricostruzione della chiesa e in breve tempo la portò a compimento.
La nuova chiesa è ad una sola navata con pianta rettangolare, ha cinque altari, otto sepolture, un campanile con tre campane e una piccola sacrestia. Nel 1734, approfittando della venuta del vescovo mons. Matteo Trigona per la visita pastorale alla parrocchia di Niscemi gli espose quello che aveva fatto e ciò che voleva ancora fare per la chiesa, chiedendogli il diritto di patronato per la sua famiglia. Il vescovo, con rescritto del 14 aprile 1734, gli chiese la minuta dell'atto di fondazione e dotazione della chiesa, insieme al consenso del parroco, per cui don Antonino fece compilare dal notaio don Antonino Castronovo in data 21 aprile 1734 l'atto di fondazione e dotazione con il quale donava in perpetuo per sé e i suoi eredi e successori onze quattro annuali alla chiesa noviter erecta e si obbligava a fornire la chiesa, entro due mesi, di quadri, figure, calici, tovaglie, ecc. Riservava per sé e suoi eredi in infinitum et in perpetuum lo jus patronatus laicorum con tutti i privilegi e le prerogative contemplate dai canoni, il diritto sulle campane e le sepolture, delle quali avrebbe disposto a suo piacere cedendo però a beneficio della chiesa i proventi ricavati. Il vescovo, con rescritto del 17 giugno 1734, diede il suo assenso accettando canonicamente gli obblighi del sac. Antonino La lacona e concesse alla sua famiglia il diritto di patronato laicale. La chiesa, secondo la relazione sui sacri edifici di Niscemi inviata nel 1746 dal vicario foraneo don Antonino Mauceri al vescovo di Siracusa mons. Matteo Trigona, misurava palmi 52, metri 13,16 in lunghezza, palmi 30, metri 7,59 in larghezza e il cappellone palmi 18, metri 4,55. Il sacerdote don Ignazio La lacona, per arricchire la chiesa, ne aumentò la dote e, con atto del 17 febbraio 1751 in notaio Domenico Velardita di Caltagirone, vi fondò una messa quotidiana e le assegnò onze 12 annuali del reddito del suo fondo denominato Fico...continua





