mulu totò pagina 5
Notizie e racconti
Il mulu Totò e la Baronessa di Carini
In buona sostanza, il principio colto da Tanino Preti è lo stesso che gli antichi cantastorie rilevarono nella baronessa di Carini. In quel tempo, la cultura vigente condannava a morte la donna, che aveva tradito il marito. Poco importava che si trattasse di un uomo storpio, gobbo o vecchio, e che avesse preso in moglie una donna giovane e bella che non aveva scelto di sposarlo. La legge del più forte, che allora era quella del maschio, giustificava la morte cruenta della baronessa di Carini per mano del proprio stesso padre. Il cantastorie di una volta, aveva sentito l'assurdo in ciò che la cultura dell'epoca giustificava, e denunzia il fatto davanti a un nuovo tribunale, quello del popolo, offrendo a tutti una nuoua versione dei fatti; quella che reclamerà i diritti dell'amore, e renderà eroina quella che la legge e la giustizia avevano condannata. Così per il mulo Totò e per Tanuzzu, la legge moderna segna con il bisturi i confini fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra chi ha ragione e chi ha torto. Tutto può sembrare logico e giusto, ma il nostro cantastorie non accetta la versione ufficiale dei fatti e passa all'opposizione, denunziando alla società le incongruenze di quella sentenza e le assurdità di questo mondo.
Cuntu e cantu
Un antico modo di dire siciliano recitava: "Nun cantu e nun cuntu", per significare che una persona non aveva voce in capitolo, che non valeva niente. Al contrario, era molto importante, per tutti, colui che nei tempi antichi cantava e cantava, cioè, il Cantastorie, una sorta di cantautore che componeva, cantava, recitava passi di storia minore. Come gli antichi aedi di greca memoria, il cantastorie rappresentava l'anima popolare, colui che custodiva e consegnava ai posteri l’èpos di un popolo. Chi scrive ricorda ancora Ciccio Busacca, Turiddu Bella, personaggi passati oggi alla storia delle tradizioni. Arrivavano di domenica mattina sulla piazza più importante del paese, montavano il palchetto, molto spesso utilizzando il portabagagli della loro Seicento; esponevano il telone con i riquadri sul quale era dipinta la storia che avrebbero dovuto raccontare e cominciavano ad arringare la folla accompagnando il canto con la chitarra. Erano loro, i cantastorie siciliani, che portavano nei paesi, l'eco dei grandi personaggi e degli eventi che il mito aveva consegnato alla storia. Ma, cuntu e cantu nascevano insieme. Difatti, ‘cuntu è la parola-che-è-concetto "sonoro", nel senso che si veicola nell’aria per giungere alle orecchie dell'ascoltatore; il canto utilizza anch'esso il suono che è modulato in melopea: dunque suonoconcetto, il primo, suono-melodia il secondo. Tanino Preti, poeta per elezione, musicista per nascita, intellettuale onesto, che conosce la poesia del grande poeta niscemese, Mario Gori, coglie al volo un evento misinterpretato della nostra tradizione: la storia di Tanuzzu e del suo mulo, e ne fa una storia cantata che si fa subito poesia. Storia, si è detto, che parte dalla realtà del fatto, ma trasforma subito in evento metastorico che si consegna al mito; delicatezza di un racconto che trasporta tutto in una atmosfera irreale. Certamente sono forti le pennellate di costume, vedi il “carrettu cu la vutti prontu a nsaccari sicchia strafitenti”, ma si tratta di eventi che il nostro cantastorie recupera dalla memoria e che la stessa dissolve. Conosco Tanino Preti da tanti anni, ma lo conoscevo solo come pianista, e per quelle lunghe conversazioni che in passato abbiamo fatto su Mario Gori, che insieme consideriamo, in assoluto, uno dei più grandi poeti della nostra terra. L'estate scorsa però, lo trovo sul palcoscenico di Ibla Grand Prize a Ragusa mentre accompagnava la mezzosoprano tedesca Marta Keller in Mg Funny Valentine. Motivo? Gli organizzatori non erano riusciti a trovare lo spartito del famoso brano che lui, Tonino Preti, conosceva a memoria. Un sorpresa incredibile la sua sensibilità musicale, il suo equilibrio soprattutto proprio di un accompagnatore consumato. Ora la sorpresa è un’altra: la creazione di una microstoria, quella del Mulu Totò, che egli canterà e suonerà insieme ai suoi inseparabili amici, i Cantastorie.




