Gori pagina 4
Personaggi
Il mio cuore
Per vederlo gorgogliare,
per sentirlo palpitare
come un fiore.
Come un fiore che sull’ale
Della brezza si trastulla
Nella tremula sua culla
Mattinale.
Ma il mio cuore è un po’ di nulla
Solo ha in dono tanti affetti…
E poi nulla.
Cartolina
Salutatemi il sole che fa gaia
la primavera e le fanciulle in fiore
vestite di maglioni e di sorrisi.
Salutatemi il mondo. Io qui rinchiuso
in questa disperata solitudine
vivo soltanto di ricordi e vita
non è quest'ansia che mi colma e inqueta
le notti aparte ad ogni desiderio.
Guardo solo le nuvole che vanno
a raccogliere l'ombra della sera.
Quando un sogno finisce
Quando un sogno finisce, il mondo muore
desolato negli occhi che hanno avuto
l'incanto d'una fiaba. Si credeva
a una vita felice e il dolore
non scavava ferite. Sorrideva
ogni cosa, fiorivano speranze,
cresceva il cuore dietro alle illusioni,
era azzurro nell'anima,un pulito
azzurro come un'onda d'innocenza
salita dall'infanzia. Quando un sogno
finisce, all'improvviso si fa buio
nel sangue inabissato ed il silenzio
rode geloso la memoria, chiama
il passato e lo torce e non c'è voce
che addolcisce, nè pianto che consola,
ma un'inquieta tristezza demolisce
il paradiso dell'amore e resta
un'inutile stella tramontata,
il segno di una festa che languisce,
una povera rosa morsicata
La lettera
E si attende una lettera che forse
non verrà mai. Così trascorro il tempo
tra sogni che avviliscono e speranze
umiliate. La gente che ci vede
passare indaffarati sa che abbiamo
lucrose occupazioni e ci saluta
con rispetto e invidia. E' una continua
recita per barare una pietosa
stima, ma dentro l'anima là dove
si è sempre soli con la nostra amara
povertà, quell'orgoglio dei vent'anni
che sognava miracoli e sfidava
avversità e sventure non ha più
la fierezza d'allora. Ci ha piegato
più che la vita, questa nostra insania
d'inseguire illusioni: per un verso
abbiamo perso un'esistenza intera.
CAFFÈ DELLA PIAZZA
di fumo e di fiati.
la gonna e s'aggiusta la calza.
E tu, Gianni, Arcangelo ed io,
i quattro poveri scemi,
che ragioniamo di Dio.
Cadrà la giovinezza
Di me non resteranno che parole
e vivo nell’attesa di sciupareun domani perduto già da tempo.
Ho sperperato la mia giovinezza
per inutili acquisti e il mio destino
è già chiuso all’inferno sotto un nero
diluvio, ma non chiedo
un pietoso baratto.
Ho sempre odiato il sole baldanzoso
degli angeli tranquilli
e mi sono perduto nel saccheggio
su questa fiaba di terra e di cielo
con cuore malinconico.
Ma per vivere occorre mutilarsi,
fare pietra dell’anima per vivere
e non basta mai l’attimo stupendo
del misero trionfo della carne
per scoprire l’eterno.
Mi sgomenta e mi rode
il pensiero assillante della morte,
del crollo lento e certo che mi aspetta
come nemico al varco e non potrò
fermare il tempo che mi scava.
Sento che ogni giorno dilapido un tesoro,
che mi sfugge qualcosa, che m’inoltro
in un grande deserto. Dal mio volto
cadrà la giovinezza, dentro gli occhi
sbiadiranno i colori, nelle membra
piano piano il gelo scenderà, i pensieri
s’offuscheranno, il passo sarà duro,
sordo, pesante, strascicato, l’ombra
si torcerà, vedrò farsi più basso
il cielo e gli orizzonti limitati,
sempre più stretti.
E intorno a me la vita nascerà,
verranno ancora primavere e inverni,
illusioni e tristezze e sulle tempie
del mondo il sangue eterno batterà
l’odio e l’amore ed io mi lascerò
togliere la bandiera colorata
dall'angelo solenne
che di silenzio vestirà il mio cuore
e d’oblio la mia storia vagabonda
LA SERA
Una radio che strepita e la sera
che si addensa sui tetti. Quando muore
il giorno, si rifugia nel ricordo
il disperato sogno che non vive.
Non abbiamo altra gloria, troveremo
sempre vuota la sera e ancora il vento
parla di lontananze. Quel bambino
che scuote una bandiera colorata
di crocicchio in crocicchio non sa nulla
di quello che noi siamo. Era così
quella nostra bandiera dei crocicchi.
La memoria risale e trovo inquete
stagioni con il sangue dei vent'anni
aperti all'avventura. Chi pensava
che cresceva già allora in un sorriso
l'ombra atroce del tempo che ci chiude.
Infanzia
Infanzia, o mia remota meraviglia
delle cose, dolcissima illusione
con l'orco che moriva dissanguato
da una spada d'amore, antica festa,
antico girotondo nei cortili
con la palla di pezza e col cavallo
d'una canna, balocchi colorati
attesi in dormiveglia nel cantuccio
per la festa dei morti. O infanzia, prima
favolosa letizia in cui non seppi
fermarmi a lungo per la vana e stolta
avventura d'un sogno che nel cuore
spezzo l'ali gioiose ai desideri.
Ed ora che anche l'anima ha un confine
nella pena di vivere e mi chiudo
nell'esilio dei giorni senza amore
e di ciò che sognai mi resta un fiore
appassito nell'ansia delle dita,
sconsolato il rimpianto mi conduce
per le vie del passato, ma non trovo
più l'angelo d'oriente ed i pastori
dell'antico presepe sono andati
nel buio della notte, resta solo
il drago nero con le sette teste
che mi urla disperato in fondo al cuore.