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Festa di san. Giuseppe continua
Feste e sagre

Suggestive sono le invocazioni - " Viva San Giuseppe" -, che si elevano al cielo insieme alle fiamme. Viste dall'alto queste "Luminarie" offrono uno spettacolo indescrivibile. Per tutta la sera e durante tutta la notte, incuranti del freddo di fine inverno, così come il mattino seguente, gli altari vengono visitati. A sostenere ed alimentare la veglia notturna sono il pellegrinaggio, i canti, le preghiere e musica di vario genere. Conoscere il significato degli elementi costituenti la mensa è ciò che si definisce "lettura dell'altare" e che rende più significativa ed edificante la visita. L' Altare è composto da una tavolata a base rettangolare, costruita con una struttura di legno, ricoperta con lenzuola bianche ricamate. Il “cielo” ed i lati dell’Altare sono addobbati con veli, stoffa di raso, nastri e luci. In fondo all' Altare, vi è una gradinata ove, al centro di due candelieri, è posta la Sacra Bibbia, mentre al centro di quello in alto, l'immagine della Sacra Famiglia ("a Maronna ", "u Bamminu" e "u Patriarca") o un quadro di San Giuseppe. Il cibo diventa quindi l’elemento principale nei festeggiamenti dedicati al Santo e la preparazione della tavola richiede diverse settimane di lavoro prima della festa, soprattutto per i dolci tradizionali locali: turruni, giurgiulena, pastaforti, cicirata, pagnuccata, mastazzoli, formi ri mustata, cotognata e varie marmellate. Il cibo più importante e simbolico è il pane, che segue un rituale ben preciso, fino alla sua posa sull' Altare, che spetta per tradizione al capofamiglia, il ''pater familias''. Le forme di pane riproducono: il bastone, "u vastuni ro Patriarca", decorato con un giglio, simbolo di purezza; il pane di Maria, "a Maronna", con una rosa che rappresenta la verginità e un ramo di palma, simbolo di pace; il pane di Gesù, "u Bammineddu", con gelsomini, uccelli e simboli della sua Passione; i ''purciddati ", grandi forme di pani rotondi che sono disposti al centro in alto. Questi pani assumono un profondo significato sacrale, cui la festa di San Giuseppe allude esplicitamente, poiché è legata all' arcaico simbolismo agrario del rinnovamento della natura, che avviene proprio nel mese di marzo. Sull' Altare, oltre alle varie specialità di dolci e di pane, sono sistemati pacchi di pasta, frutta secca, ortaggi, tutte le primizie di frutta, di legumi, in particolare fave novelle (“i favinuveddi”), piselli novelli (“a pusedda”) e ogni altro ben di Dio. La mattina del 18 marzo, si preparano tutte le pietanze che verranno consumate l'indomani, ad esempio, tutti i tipi di frittate, "i pisci r'ova": di asparagi, di piselli novelli, di uova, di finocchi selvatici, di cuori di carciofo, di patate, di ricotta, di pesce, le polpette di carne e di patate. Poi vengono preparati diversi primi piatti con svariate qualità di pasta, condita con diverse salse e legumi. In quel giorno, si preparano anche i dolci caserecci facilmente deperibili, quali "i cassateddi" (panzerottini di ricotta), i cannoli con ricotta o crema, ecc. All' esterno della casa, ad ambo i lati, si appendono delle piante di carciofo (“i carduna sittirrati”) e delle piante di fave con baccelli teneri da potere essere mangiati crudi. Al centro della strada, viene collocata l'insegna "w S. G.", costruita su una base in legno con la scritta realizzata mediante delle lampadine. La preparazione dell'Altare di San Giuseppe esercita una forza aggregante e socializzante sull'intero gruppo familiare, fra i vicini, fra gli amici, i conoscenti del quartiere e del paese: nell'impegno ad aiutare ed aiutarsi, con un forte spirito di corpo, a completare l’Altare; quando sul grande braciere di fuoco, rimasto dopo il falò ( "a luminaria" ), c'è un momento di compartecipazione di tutto il vicinato e del crocevia di persone nell' arrostire carciofi e carne di ogni tipo, che vengono offerti ai visitatori che si avvicendano continuamente, creando un momento di condivisione e di convivialità. Durante la visita si socializza e si respira un clima di festa e di meraviglia. Anche durante la veglia notturna del 18 marzo si partecipa con gioia ai balli che si tengono nelle stanze attigue all' Altare, per vincere il sonno e per aspettare che qua1che "farfalla" di buon auspicio visiti l’Altare. Una forte aggregazione si ritrova, inoltre, nella partecipazione massiccia della popolazione, giorno 19 allo scoccare mezzogiorno, per assistere al pranzo dei "Santi": le tre persone, tre meno abbienti, che rappresentano Gesù, Maria e Giuseppe. I "Santi", presenti innanzi ad ogni Altare, sono serviti con tutti gli onori, con rispetto e devozione dai padroni di casa, sopra un palchetto, costruito di proposito per far godere la vista alla folla presente, incuriosita e divertita. Il pranzo, come di consuetudine, è consumato in un luogo prospiciente l'Altare. Nella persona di questi tre poveri si vuole solidarizzare con tutti coloro che sono segnati da un qualsiasi tipo di povertà. Terminato il pranzo, ai meno abbienti viene consegnato un cesto pieno di beni alimentari. E' significativa, nel primo pomeriggio, l’Asta dei doni votivi provenienti dagli Altari, che vede affluire masse di persone sul sagrato della chiesa, le quali partecipano alla "devozione" acquistando dolci o altre vivande, presentate dal banditore alle numerose persone presenti, con offerte superiori al loro valore ed il cui ricavato è destinato alla parrocchia, per il sostentamento e la manutenzione della stessa chiesa e per opere di carità.
 
Scheda e testo a cura di Fernando Preti per spazioniscemi © Riproduzione riservata
Bibliografia: Don Salvatore Pepi (Don Rosario Di Dio) - La festa di San Giuseppe – Tipografia Domus – Niscemi
 




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