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Chiesa Madonna del Buon Consiglio
Chiese e Musei
















CHIESA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO

Sorge in contrada Stizza appartenente all’ex feudo Vituso, al confine orientale del territorio di Niscemi in posizione topografica eminente, molto ben soleggiata ed arieggiata, degradante verso est nella Valle Pilieri, al limite sud-ovest del teritorio di Caltagirone. La grande estensione dell’ex feudo Vituso, di proprietà della nobile e ricca famiglia Branciforte, passò nel 1866 alla famiglia Guariglia che la tenne fino al 1960. L’avv. Celestino Guariglia, con procura del 25 febbraio 1851 venne incaricato dalla principessa d’Angri, Maria Rosa Grillo, di portare a compimento la complicata causa di successione della madre donna Margherita Branciforte, duchessa di Mondragone, gli affari e le altre controversie che aveva pendenti in Sicilia, Napoli, Roma e Spagna. Al termine del suo lungo lavoro, la principessa gli liquidò un compenso di ducati 36.000 e per il pagamento della somma gli concesse l’intero ex feudo Vituso con tutte le terre boschive e seminative, con l’orto della Stizza, le terre censite e quelle della contrada Barcazzo. Il 22 settembre 1866 Celestino Guariglia prese possesso della terra e dei canoni Vituso. Dopo la sua morte avvenuta il 27 aprile 1898 la proprietà passò ai nipoti Alfonso Francesco e Arturo Guariglia, figli di Michele Alfonso. Arturo sposò il 271uglio 1893 la signorina Blandina Ravelli e si dedicarono all’amministrazione della proprietà di Niscemi. Agli inizi del 1907 portarono da Napoli una statua della Madonna e a fine maggio festeggiarono la sua collocazione in una cappella. Il corrispondente locale del giornale palermitano L’Ora del 1° giugno 1907, n. 151, così riporta la notizia:    
   
«Nell’ex feudo Stizza si festeggiò domenica scorsa la Madonna del Buon Consiglio,in apposita cappella e in aperta campagna. Centinaia di cittadini di cui signore e signorine,banda musicale, forestieri, coloni accorsero alla festa. Accoglienze furonofatte dal dottor Arturo Guariglia, dalla madre Elisa Pitkies, dalla consorte Blandina Ravelli, a cui devesi questa festa che desidera sia ripetuta ogni anno nel mese di maggio».

Ma i coniugi Guariglia non si accontentarono della costruzione di una semplice cappella. Si deve alla loro pietà e generosità la costruzione della chiesetta rurale, dove durante il periodo estivo veniva celebrata una messa domenicale per tutti i lavoratori e i velleggianti che abitavano in quella contrada. La chiesetta venne ultimata nel 1912, solennemente benedetta il 28 settembre 1912 dal vicario foraneo don Giuseppe Spinello, per delega del vescovo di Piazza Armerina, e aperta ufficialmente al culto religioso, come risulta dalla seguente lapide:

A.P.R.M. - La pietà dei coniugi - cav. Arturo e Blandina Guariglia - questa chiesa rurale - edificò - solennemente benedisse - delegato dal vescovo - d. Giuseppe Spinellivie. for. - il 28 settembre 1912.

La facciata, ad impianto molto semplice, è limitata da due paraste laterali, il portone d’ingresso lineare termina con un arco a tutto sesto, la copertura a due spioventi è fatta con travi, tavole e tegole in terracotta. Sul davanti del tetto un piccolo basamento sorregge una croce in ferro battuto. Sul lato orientale si eleva un campanile rettangolare semplicissimo che si restringe sul finimento e racchiude una nicchia contenente la cella campanaria terminante con una copertura leggermente curva che regge un piccolo piedistallo e una croce in ferro. La chiesetta ad una sola navata con pianta rettangolare, è molto semplice. Ha solo l’altare maggiore in marmo bianco di Carrara con disegno lineare e nella nicchia una statua in gesso della Madonna del Buon Consiglio vestita con manto celeste, una corona sulla teta e tiene in braccio Gesù Bambino. Nelle pareti laterali, sopra due mensole di gesso, sono collocate due piccole statue: una del Sacro Cuore e l’altra di San Giuseppe.

                                                                                   Bibliografia
A. Marsiano, Gegrafia Antropica - Tipografia Lussografica - Caltanissetta -  pagg. 127,128.
Scheda: Fernando preti
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