Chiesa Anime Sante del Purgatorio
Chiese e Musei
Chiesa Anime del Purgatorio
La costruzione della chiesa è legata ad un gesto di umana solidarietà, di generosità e di pietà religiosa effettuato dalla signora Gaetana Cona, la quale, con atto redatto in data 9 maggio 1838, fece dono ai sacerdoti don Vincenzo Carbone e don Arcangelo Camiolo nel nome, di quattro case, di cui tre a piano terra ed una al piano superiore site nella strada Ventura, più un’altra casa terrana addetta a torchio di uva e bisaccia una di terra nell'ex feudo Santa Barbara, con lo scopo preciso di volere fare costruire una chiesa dedicata alle Anime Purganti, mentre il fitto della casa adibita a palmento e della terra, calcolato ad onze cinque, doveva servire per il decoro e il sostentamento della stessa. Per realizzare il suo desiderio, la signora Cona inviò istanza al vescovo di Caltagirone, a cui apparteneva allora la nostra parrocchia, per chiedere l’autorizzazione a costruire la chiesa. Il vescovo, mons. Benedetto Denti
«conosciuta la certezza e la solidità della donazione in favore dei reverendi Carbone e Camiolo»,
con decreto emesso in data 28 gennaio 1839
«permise che la stessa abbia il suo effetto con tutte quelle solennità, riguardi ed operazioni
che si convengono per una tale erezione cui è soggetta la chiesa alla nostra giurisdizione».
Ma il locale non era ancora abbastanza ampio, per cui si acquistarono altre quattro case nella strada Garziero, con atto notaio Francesco Le Moli in data 14 luglio 1846, per la somma di onze 100, della quale la signora Cona pagò spontaneamente onze 56, dovendo il locale servire per ingrandire l’area della costruenda venerabile chiesa, a condizione che si desse inizio alla sua costruzione entro il termine massimo di anni cinque, pena l’annullamento della donazione. Sul posto in cui venne eretta la chiesa esisteva già una cappelletta dedicata alle Anime del Purgatorio, come risulta dall'atto di donazione della signora Gaetana Cona del 9 maggio 1838 e dall'autorizzazione a costruire la
chiesa concessa dal vescovo di Caltagirone in data 28 gennaio 1839. Attraverso i riveli del 1748 sappiamo che vi era allora nel nostro centro abitato un quartiere che veniva denominato Anime del Purgatorio già intensamente fabbricato con 147 case e 2 quartini e che in esso esisteva una cappelletti dedicata al Purgatorio, come ci testimonia la relazione sulla sacra visita pastorale che il vescovo di Siracusa mons. Asdrubale Termini effettuò alla parrocchia di Niscemi il 18 ottobre 1700. La costruzione della chiesa, il cui stile architettonico si richiama a quello della chiesa di San Francesco di Paolo di Napoli, cominciò ad essere iniziata nella seconda metà del 1846 e non nel 1842, come riporta Vito Amico nel suo Dizionario topografico della Sicilia, annotato da Gioacchino Di Marzo, alla voce Niscemi, ma per mancanza di fondi non potè essere completata con la sontuosa cupola che tutti desideravano, per cui dovette essere finita con una semplice copertura con travature a capriate e tegole.
Bisogna riconoscere che il piccolo locale che si aveva a disposizione venne sapientemente sfruttato al massimo per fornire all'interno centrico della chiesa il maggiore spazio possibile. La struttura muraria venne realizzata a precisa disposizione circolare con un semplice ed elegante portale in pietra bianca di Comiso incorniciato ai lati da due colonne a tutto rilievo in stile ionico quasi completo con la trabeazione interrotta al centro, dove venne sistemata una nicchia che racchiude il volto mesto di Gesù incoronato di spine scolpito a bassorilievo. La chiesa è dotata di quattro altari e una fonte battesimale posti in ampie nicchie a forma circolare ricavate mediante rientranze
concave nel perimetro murale. Gli altari tutti in marmo policromo, sono semplici e di disegno lineare, sovrastati da quadri o statue di poco pregio artistico.
L’altare di destra è dedicato alla Madonna del Rosario, prima dedicato a san Rocco, quelli di sinistra allo Spirito Santo e al Sacro Cuore, prima dedicato alla Madonna della Purità, mentre l’altare centrale è dedicato alle Anime del Purgatorio.
Merita di essere segnalato all'attenzione degli intenditori un pregevole dipinto ad olio di scuola fiamminga raffigurante la Madonna della purità e un quadro di Santa Gemma di Mario Barberis. La pianta della chiesa configura la forma di una grossa tartaruga disposta in direzione ovest-nord-ovest la cui testa indica la forma e la posizione dell’altare maggiore. La copertura del tetto poggia su archi a pieno sesto sorretti da otto colonne singole in stile toscano con basamento e plinto posti a perfetto cerchio all'interno dell’unica navata circolare. La chiesa fu eretta a parrocchia succursale il 1° giugno 1915, a vera e propria parrocchia autonoma dal vescovo di Piazza Armerina mons. Mario Sturzo in data 14 ottobre 1919 e ottenne il riconoscimento civile dello Stato con D.P.R. 10 gennaio 1948, n. 1611. L’idea di dotare la chiesa di un’artistica cupola non venne mai meno nel corso del tempo e così si diede incarico all'architetto Gaetano Signorelli di redigere il progetto, che venne presentato in data 20 aprile 1870, ma non poté essere realizzato per mancanza di fondi. Inutile si dimostrò la generosa donazione del canonico Calogero Stimolo, perché non adeguata alla relativa spesa. Si dovette arrivare al 1957 per ottenere un adeguato finanziamento da parte della Regione siciliana, che permise la redazione del progetto dell’attuale cupola da parte dell’architetto Gaetano Averna. Ma dovettero passare altri dodici lunghi anni per il completamento delle infinite pratiche burocratiche. Nel 1969 potè finalmente espletarsi la gara d’appalto che venne aggiudicata a Giuseppe Cirrone il quale affrontò il rischio di portare a compimento un’opera non aggiornata nei prezzi solo per un atto di devozione verso la chiesa. La cupola, redatta sulle tracce di quella disegnata dall'architetto Gaetano Signorelli, posta sopra un alto tiburio, risultò snella e slanciata dominante per lungo tratto, bella e superba, il panorama urbanistico del nostro comune.
Bibliografia:
A. Marsiano, Gegrafia Antropica - Tipografia Lussografica - Caltanissetta - pagg. 120,121,122
Scheda: Fernando Preti


